«Πόλεμο» στις πεθερές ξεκινά η Ιταλία! (“No alla mamma!”)

Το Ανώτατο Δικαστήριο της Ιταλίας ξεκινά πόλεμο με τις πεθερές και ορίζει ότι όταν ένα ζευγάρι χωρίζει χωρίς ακόμα να έχει υποβάλει αίτηση διαζυγίου, μπορεί να αποφασίσει να διώξει την αγαπημένη «mamma» αν εκείνη επιμένει να παραμένει στη συζυγική κατοικία. Με λίγα λόγια η νύφη έχει κάθε δικαίωμα να πετάξει την πεθερά της από το σπίτι! Αν μάλιστα δεν αποφασίζει να πάρει τις βαλίτσες της και να αποχωρήσει, τότε μπορεί να της απαγγελθούν κατηγορίες για παραβίαση ιδιωτικού χώρου.
Με αυτή τη κατηγορία επιβαρύνθηκε η Βιντσέντσα Τ. (Vincenza T.) η οποία σε ηλικία 90 ετών και με τη δικαιολογία ότι ήθελε να βοηθήσει τον γιο της που βρισκόταν στο νοσοκομείο, είχε εγκατασταθεί κανονικά στην συζυγική οικία όπου όμως πλέον διέμενε μόνο η νύφη της Φερνάντα Σ. (Fernanda S.) από τη στιγμή που ο γιος της ηλικιωμένης είχε εγκαταλείψει την κατοικία μετακομίζοντας σε άλλη περιοχή.
Η 90χρονη πεθερά καταδικάστηκε σε έξι μήνες φυλάκισης, ποινή η οποία στη συνέχεια μειώθηκε στους τέσσερις μήνες.
Όπως τονίζει το Ανώτατο Δικαστήριο στην περίπτωση που σε έναν χωρισμό ένας από τους δύο συντρόφους εγκαταλείψει την συζυγική κατοικία μετακομίζοντας αλλού, ο μόνος που έχει το δικαίωμα να αποκλείσει τρίτους είναι το μέλος εκείνο που παραμένει στην κατοικία. Έχει λοιπόν τη δυνατότητα να διώξει όποιον τρίτο παραβιάζει τον ιδιωτικό του χώρο παραμένοντας εκεί παράνομα ή με δόλο.
Η μόνη παρηγοριά για την 90χρονη πάντως είναι η αναστολή της φυλάκισής της, η οποία πρόκειται να εγκριθεί από το Εφετείο της Περούτζα (
Perugia) σύντομα.

Πηγή: TreloKouneli

Cassazione: la coppia si separa? La suocera deve lasciare la casa

(AGI) - Chieti, 7 dic. - Quando la coppia è di fatto separata, la suocera non ha diritto di continuare a vivere nella casa coniugale abitata dalla nuora. Lo ha stabilito la Cassazione nel confermare il pronunciamento della Corte d'appello dell'Aquila che nell'aprile 2011 aveva condannato a 4 mesi di reclusione un'arzilla suocera abruzzese di 90 anni per violazione di domicilio. "La suocera, con la scusa di dovere assistere il figlio ricoverato in ospedale, si era 'piazzata' nella casa coniugale ormai abitata dalla sola nuora, dal momento che il marito (figlio dell'anziana, ndr.) ancora prima del giudizio del giudice civile aveva abbandonato il nido coniugale trasferendosi da Chieti a Francavilla al Mare", spiega l'avvocato Luigi Morelli, che insieme al collega Giacinto Canzona ha curato gli interessi della nuora. La Quinta sezione penale, nel convalidare gli estremi della sentenza d'Appello preceduta in primo grado da una condanna a 11 mesi di reclusione per la suocera, ha affermato che "nel caso in cui, all'esito di una separazione di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l'abitazione familiare, trasferendosi a vivere altrove, l'unico titolare del diritto di esclusione dei terzi va individuato nel coniuge rimasto nell'abitazione familiare". Di conseguenza, stando al dispositivo della sentenza reso noto due giorni fa, "si configura il delitto di violazione di domicilio nei confronti di chi vi si introduce o vi si intrattiene contro la volontà espressa o tacita di quest'ultimo ovvero clandestinamente o con l'inganno, ivi compreso il coniuge trasferitosi a vivere altrove". In sostanza la signora Vincenza, 90enne di Chieti totalmente autonoma e dal carattere piuttosto deciso, dovrà abbandonare la casa in cui abita da 4 anni con la sola nuora Fernanda. Guido, infatti, si è allontanato da entrambe per andare a vivere da solo in un'altra città a pochi chilometri di distanza. La coabitazione delle due donne, il cui rapporto è un eufemismo definire non idilliaco, dovrà così interrompersi perché la suocera viola il domicilio abitato dalla nuora dopo la separazione con il marito, come confermato dalla Cassazione. La sentenza però non produce effetti civili ed essendo la pena ovviamente sospesa bisognerà ora convincere l'anziana a trasferirsi in un'altra abitazione di proprietà in Abruzzo. Operazione tutt'altro che scontata, vista la determinazione della donna a contendere alla nuora la casa in cui continuano a condividere il tetto e null'altro, visto che l'abitazione è molto grande e consente loro di avere ciascuna i propri spazi. (AGI - 7 dicembre 2012)